Senza strade, porti e ferrovie l’isola non riparte

Studio di Uniontrasporti: il gap strutturale col resto del Paese è drammatico




SASSARI. Statale 131 e Sassari–Olbia, ma anche Tortolì-Oristano e Nuoro-Olbia-Santa Teresa. Banda larga e interconnessioni e logistica per aeroporti e porti. Potenziamento della rete ferroviaria e piena operatività della Zes. Queste le priorità che un campione di imprese della manifattura e del trasporto e logistica ha individuato come strategiche per il rilancio infrastrutturale, e quindi economico, dell’Isola.

Una lista che pesca nell’infinito mare di croniche carenze, che impediscono al “sistema Sardegna” di essere competitivo e di aprirsi al mondo. Con tutti gli indicatori (materiali o “virtuali” che siano) largamente al di sotto della soglia della sufficienza o, come nel caso della rete ferroviaria, da ultimi della classe.

A scattare la spaventosa foto Unioncamere Uniontrasporti, che ha curato un report declinato a livello regionale, e sta supportando 10 Unioni regionali e 59 Camere di commercio nella realizzazione di tavoli che porteranno all'individuazione di quelle opere «indifferibili e necessarie». Un percorso che ieri mattina è sbarcato nell’Isola, con un faccia a faccia tra i vertici della Camera di Commercio di Sassari, capofila del progetto in Sardegna, e i principali attori economici e sociali del territorio, che si sono confrontati con la squadra di Uniontrasporti su un lavoro che parte da un inquadramento del tessuto economico e delle principali filiere produttive dell’Isola, descrive lo «stato dell'arte» delle infrastrutture, analizza tutti gli interventi in programma o in corso e analizza le priorità indicate dal campione di imprese.

Eloquenti i numeri del contesto macroeconomico che confermano la debolezza strutturale della Sardegna. Il Pil per abitante nel 2019 è il 69% della media europea e la regione è 147ª su 240 dell’Unione. Con un crollo nel 2020, -9,7%, superiore alla già drammatica media del Mezzogiorno (-8,2). A pagare pegno il settore turistico, con una riduzione degli arrivi e delle presenze del 58%. Ma anche il comparto industriale, con oltre 13 punti di contrazione. Drastica, nel 2020, la riduzione delle esportazioni, che passano da 5,7 miliardi del 2019 a 3,4 con un -40,6% (la media nazionale ha registrato un -9,7%), soprattutto a causa del crollo dei prodotti petroliferi (-48,2%) e chimici (-26,3%).

Molto di questo dipende dalle enormi carenze del sistema infrastrutturale: 8.800 km di rete stradale, senza un’autostrada, 427 km di rete ferroviaria Rfi al 100% non elettrificata e solo il 12% (tutto nel cagliaritano) a doppio binario. Circa 160 km di rete ferroviaria Arst (scartamento ridotto), nata per raggiungere le zone non attraversate dalla rete principale, ma formata da tre tronchi non interconnessi tra loro. Otto porti e tre aeroporti, anch’essi non interconnessi e non adeguatamente attrezzati con aree logistiche. Un sistema che Uniontrasporti ha “indicizzato” seguendo una serie di parametri e poi pesantemente bocciato, non assegnando a nessuno un punteggio, in una scala da 1 a 100, superiore a 50.

A risolvere parte dei problemi potrebbero arrivare alcuni interventi già previsti e in parte finanziati, di cui però in molti si sono perse le tracce. Ma la “dotazione” in campo resta comunque insufficiente. Basti pensare che le disponibilità finanziarie per le infrastrutture del Sud e Isole ammontano a 73 miliardi e mezzo di euro (il 31% delle disponibilità nazionali) e in Sardegna sono previsti investimenti per 2.444 milioni di euro pari al 3% del Sud e Isole e all’1% dell’Italia.

«Le problematiche che affliggono il nostro territorio sotto questo aspetto sono anche troppo note – dice il presidente della Camera di Commercio di Sassari, Stefano Visconti- per questo il sistema delle imprese che rappresentiamo deve stimolare un cambio di passo. Pur consapevoli delle difficoltà oggettive la nostra regione non può continuare a fare i conti con un sistema infrastrutturale deficitario, se non, in molte circostanze inesistente che penalizza tutti i settori trasversalmente, dalle produzioni fino al turismo. È necessario un cambio di passo, e la funzione della Camera di Commercio, e delle imprese che rappresenta, in questa fase, non è solo di analisi, ma anche e soprattutto di impulso e di proposta».


DI GIOVANNI BUA

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