Infrastrutture, sul tavolo del governo le sei priorità del sistema ligure

Coinvolte tutte le modalità di trasporto, dalla diga foranea del porto di Sampierdarena alla Gronda autostradale fino al raddoppio della ferrovia da Andora a Finale. Investimenti stimati in 31 miliardi

Sei come le priorità infrastrutturali di una regione ancora ammalata di isolamento. Trentuno come i miliardi di euro che il piano del governo intende investire in Liguria. Ora che l’esecutivo è completo, con la nomina dei viceministri e dei sottosegretari, e che la Liguria avrà un solo rappresentante, con il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, non ci sono più ostacoli, reali e apparenti, alla prosecuzione di un lavoro che era già stato ampiamente impostato e in gran parte avviato dal governo precedente a quello attualmente in carica.

A riassumere le esigenze infrastrutturali, non solo scattando una nitida fotografia dell’esistente ma indicando anche le priorità d’azione, sono state le camere di commercio di Genova e delle Riviere di Liguria, in alleanza con Uniotrasporti. L’indagine a tappeto si è tradotta in un corposo documento di una sessantina di pagine esplicito fin dalla titolazione: Libro Bianco sulle priorità infrastrutturali della Liguria, le opere indifferibili per il sistema economico ligure.

È proprio quell”indifferibili” a riassumere il senso di questo lavoro. Opere cioè non più rinviabili, come accaduto finora. Il Libro Bianco indica anche una scala di priorità, perché se tutto è emergenza, anche qui bisogna capire come procedere. Sono quindi sei le opere indicate come “Priorità 1”, in cima cioè alla scala delle esigenze infrastrutturali, dall’ormai scontatissima Gronda autostradale al completamento del raddoppio ferroviario Genova-Ventimiglia (tratta Andora-Finale Ligure), dalla ferrovia Pontremolese alla diga foranea del porto di Sampierdarena, fino al potenziamento delle linee merci Savona-Torino e Savona-Alessandria e alla realizzazione della bretella Carcare-Predosa.


L’elenco completo è decisamente più lungo (ci sono altre dieci opere con priorità 2 e 3) e fra queste si indica il completamento dei lavori del Terzo Valico e del Nodo di Genova, non certo meno “indifferibile” degli altri, ma considerato ormai in via di realizzazione con la prospettiva di essere completato entro la fine del 2024. Al di là delle singole opere, infatti, il Libro Bianco invita l’esecutivo a riflettere e a risolvere quella che rappresenta una sorta di paradosso della Liguria, di gran lunga la prima regione marittima d’Italia nel sistema esteso della blue economy (porti, armamento, cantieristica, nautica, pesca, professioni del mare), ma decisamente più indietro per quanto riguarda le performance infrastrutturali e logistiche.

Nel ranking nazionale, incrociando dati quantitativi e qualitativi, Genova, secondo porto d’Italia per volumi (primo è Trieste ma solo per il numero decisamente superiore di rinfuse liquide) è al ventunesimo posto nella modalità stradale, al ventitreesimo per quella ferroviaria, al cinquantacinquesimo per quella aeroportuale e al ventunesima nella classifica generale. E decisamente peggio se la passano La Spezia (34esima posizione), Savona (50) e Imperia (65). Gap infrastrutturali pesantissimi a cui porre rimedio nell’interesse del sistema-Paese dei Trasporti.

Un tema che è stato particolarmente caro al precedente governo e al ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, che ora ritorna (anzi, resta) di grande attualità. Anche perché proprio la posizione di Genova e della Liguria renderebbe questo territorio un punto di forza del Paese nella sfida logistica che si combatte su ogni singola modalità di trasporto.

Come agire? Sfruttando al meglio gli investimenti che dal Pnrr in poi possono realmente rafforzare il sistema liguri. Fra Def (Documento di Economia e Finanza), Contratti di programma, Pnrr e fondi complementari la Liguria ha necessità di trovare sostegno per ben 31 miliardi di euro, così come indicato dal Piano regionale integrato delle Infrastrutture, della Mobilità e dei Trasporti. Un disegno di medio e lungo termine, con alcune opere da completare necessariamente entro il 2030 e altre da concludere successivamente. Il piatto forte resta sempre quella “cura del ferro” che riguarda gli investimenti sulla rete ferroviaria, 11 miliardi e mezzo, cioè un terzo della spesa complessiva. Subito a ruota c’è il completamento e il potenziamento delle rete autostradale, con 10,3 miliardi, oltre 6 dei quali necessari alla costruzione della Gronda. Un miliardo e 300 milioni servono poi per la costruzione della nuova diga del porto di Genova. I lavori sono già stati assegnati al consorzio formato dalle aziende che hanno costruito il ponte San Giorgio (Webuild e Fincantieri Infrastructure) qui in alleanza con Fincosit.

Toccherà al nuovo governo completare o quanto meno avviare tutte le opere indicate. E il primo banco di prova sarà rappresentato dalle prime decisioni che verranno prese entro la fine dell’anno.

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