Infrastrutture, gli “stati generali” di Breda: «Il porto di Livorno darà più competitività"

LIVORNO. Uno: la Darsena Europa che avremmo magari sperato di vederla concretizzarsi prima ma ora sembra a un passo dal giorno in cui compariranno ruspe e bulldozer. Due: lo “scavalco” ferroviario fra porto e interporto che non è più un andirivieni di carte ma è un cantiere. Tre: il microtunnel è praticamente pronto sotto il canale d’accesso del porto di Livorno così da consentirne l’allargamento. Quattro: l’interporto di Guasticce che ha visto far passi in avanti nell’inserimento dei progetti all’interno della programmazione di Rfi (gruppo Fs) per avere finalmente i raccordi che ne sfruttino la potenzialità. Cinque: la “zona logistica semplificata” che risulta in dirittura d’arrivo e potrebbe garantire la semplificazione delle procedure. L’elenco potrebbe continuare chissà quanto: contrassegna il fatto che esistono problemi infrastrutturali e, al tempo stesso, le soluzioni non sembrano più confinate nel “libro dei sogni”. Parte da qui il presidente della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, Riccardo Breda, per rimettere al centro della scena una questione che è diventata il “pallino” di tanti presidenti camerali: le infrastrutture. A maggior ragione adesso che l’ente si estende sulle province di Livorno e di Grosseto, e dunque ai guai cronici dell’accoppiata labronica porto-interporto si somma l’eterna questione del corridoio viario tirrenico che in Maremma da tempo ritengono l’handicap numero uno al proprio sviluppo.



Tornate a lamentarvi di quel che non va e quel che non c’è…


«Sì e no. Nel senso che c’è molto che “non va” e quasi altrettanto che “non c’è”, però vogliamo dare una sterzata: le lamentazioni erano del tutto legittime ma c’è bisogno di fare un salto in avanti. Altrimenti diventa liturgia».


Ma il balzo in avanti, in cosa dovrebbe consistere?


«Nel fatto che credo si sia diffusa una consapevolezza: la contrapposizione fra le due Toscane, quella della costa e quella dell’interno, è uno sfogatoio ma non aiuta nessuno…».


Sembra di risentire le parole del sindaco fiorentino Dario Nardella in una recente intervista al Tirreno…


«In effetti, quelle parole hanno contrassegnato un cambio di rotta. Tanto più importante perché non è una questione individuale: invece che una bella pensata di Nardella da solo, sembra l’espressione di una maturazione che si avverte parlando con le imprese, con i miei colleghi nelle istituzioni, con tanti soggetti…».


Tradotto?


«La Toscana deve smetterla di credere che la soluzione dei propri problemi passi dal duello fra le due parti in cui è divisa: non rafforza nessuno, al contrario non fa altro che indebolire tutti. E Nardella lo dice facendosi di fatto portavoce di una vasta galassia di soggettività: è un bene, serve a sbloccare davvero la situazione».


E voi Camera di Commercio, cosa mettete sul tavolo?


«Gli “stati generali delle infrastrutture”: in programma per il 6 maggio».


Il richiamo è impegnativo, quasi un nuovo inizio “rivoluzionario”. A cosa dovrebbero servire?


«A varare una strategia che indichi l’alleanza fra le due metà della Toscana come il modo per provare a uscire da quest’eterna emergenza: prima il Covid, poi la guerra. Il sistema dell’export toscano piccolo-aziendale ha un fattore di competitività extra in una logistica della costa che funzioni come si deve: non è un optional, è un tassello che consente di migliorare la propria posizione sui mercati. Lo faremo chiamando i sindaci, ci sarà il presidente della Regione Toscana e stiamo provando a avere la presenza del ministro Enrico Giovannini. Come dire: gli interventi per risolvere i problemi infrastrutturali di un territorio non sono in concorrenza con quelli del territorio accanto, gli uni rafforzano la battaglia per gli altri».


Modalità operative?


«Abbiamo pensato a qualcosa di concreto. Quattro tavoli specifici: 1) aeroporti; 2) porti; 3) strade; 4 ferrovie. Non si tratta di fare l’elenco della spesa per tirar giù i “desiderata” e mettersi in pace con la coscienza mettendo in lista una sfilza di cose».


L’attenzione alla competitività fissa lo sguardo sul porto di Livorno. E il resto?


«Penso che il porto di Livorno sarà fondamentale per ridare smalto all’export toscano: un porto funziona se ha alle spalle un sistema produttivo competitivo e dinamico, una rete di esportatori ha il motore che gira se c’è una logistica che li assiste a spedire merci nel mondo. C’entra Livorno. Ma non solo Livorno: ad esempio, Piombino…».


Che ruolo ha?


«L’area grossetana e il polo attorno a Scarlino potrebbero avere giovamento dal decollo del porto di Piombino. Così come l’efficienza del porto di Livorno non riguarda solo i livornesi ma tutta la Toscana. Non è rinchiudendosi che difenderemo i nostri territori, semmai interconnettendoli al meglio».


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