“Il problema di Genova è il retroporto nel Nord Europa sono più organizzati”

Una mobilità più pulita, un modo per trasportare le merci che sia rispettoso degli ambiziosi obiettivi europei in termini di riduzione delle emissioni dannose in atmosfera. Cecilia Braun è la direttrice del gruppo europeo di cooperazione territoriale del corridoio Reno-Alpi, quello che in Italia, per comodità, si chiama Genova Rotterdam. Braun è intervenuta il 21 aprile agli stati generali della logistica di Alessandria.

Signora Braun, sull’asse europeo Nord-Sud c’è un forte squilibrio tra la quantità di merci che scendono dai porti del nord verso il sud dell’Europa e quelle che la risalgono dai porti del sud. Per quali motivi? «Si tratta di uno squilibrio che oggi riguarda certamente la quantità di navi che arrivano ai porti del nord rispetto a quelle che arrivano a sud, a Genova, per esempio. Ma è uno squilibrio che va di pari passo con quello che riguarda le strutture e gli investimenti nelle aree portuali. In una parola oggi le aree portuali del nord Europa appaiono più organizzate».

Qual è, a suo parere, il motivo della minor attività nei porti del Sud Europa? «Credo che la difficoltà da superare sia quella del trattamento delle merci una volta arrivate in porto. Questa è la maggiore criticità che riguarda, ad esempio l’area dei retroporti, come in Liguria. Questi ritardi vanno superati rapidamente. Dovremo lavorare nei prossimi anni per trovare un equilibrio che dia nuovo impulso ai porti del Sud Europa e che faccia funzionare meglio i corridoi anche nel verso Sud-Nord».


Il corridoio Genova-Rotterdam è parallelo, in senso Nord-Sud, a quello Marsiglia-Parigi che passa da Lione. Quando sarà possibile unirli con l’asse orizzontale completando la Lisbona-Kiev con la tratta dell’Alta velocità Torino-Lione? «L’Europa si è data come obiettivo quella di completare tutte le reti Ten-te in programma. Ognuna ha i suoi tempi di realizzazione. In tempi non lunghi tutte le tratte verranno completate e sarà tutto il sistema a lavorare in sincrono. Il risultato verrà raggiunto perché sarà la rete a garantirci una riduzione significativa delle emissioni legate al trasporto delle merci. Per questo il nodo di Novara, all’intersezione dei due corridoi, è di importanza strategica e per questo dovremo dedicare a quell’incrocio una particolare attenzione».

Come immagina il futuro del trasporto merci nel Vecchio continente? «Dovrà essere un futuro più ecologico. Penso al trasferimento modale da ferro a gomma e all’uso dell’idrogeno come propellente per ridurre ulteriormente l’inquinamento. È su queste nuove forme di mobilità che dovremo investire. Ed è per questo che dobbiamo continuamente abbassare le emissioni generate dai nostri corridoi di trasferimento delle merci in vista del raggiungimento degli obiettivi di Europa 2050».

Mentre l’Europa sta trasformando, cercando di migliorarla, la sua impronta sul pianeta, al confine Est l’invasione dell’Ucraina sembra rimettere in discussione l’intera rete dei commerci. Quali conseguenze avrà la guerra sulla logistica europea? «La prima conseguenza, e forse la più immediata oggi, è l’incertezza. La logistica è programmazione e la guerra tende a mettere in discussione tutte le programmazioni. La seconda è la difficoltà di collegare le aree del mondo. I traffici commerciali tra l’Europa e la Cina, già turbati dalla pandemia, hanno subito un nuovo colpo. Ma non dobbiamo valutare la situazione basandoci sui dati di oggi. Ci auguriamo tutti che la guerra cessi, ma medio periodo il trasporto delle merci sui corridoi europei è destinato a salire in modo significativo. Anche grazie alla ripresa dei traffici commerciali con la Cina. Quando ci sarà quella ripresa l’Europa dovrà presentarsi attrezzata ad accoglierla al meglio e con il minor impatto ambientale possibile».


PAOLO GRISERI


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